ITALIA – Crespi d’Adda, la cittadina industriale patrimonio UNESCO

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Il villaggio di Crespi d’Adda nasce nel 1876 per mano della famiglia Crespi, lungo le sponde del fiume Adda e si sviluppa completamente attorno al cotonificio, vero fulcro del centro abitato. Nel 1995 viene riconosciuto sito UNESCO. Ma cosa lo ha reso così particolare e glorioso in questo secolo di vita? Venite a passeggiare con noi attraverso le sue vie e vi racconteremo la storia di questo posto unico al mondo.

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crespi daddac

L’accesso al villaggio avviene tramite un’unica strada, via Crespi (che diventa poco più avanti corso Manzoni) che conduce e termina senza altro sbocco al cimitero. Per una visita più consapevole e studiata del villaggio vi consigliamo di prendere la strada leggermente in salita che da via Crespi si dirama verso sinistra (via Stadium): pochi minuti dopo ecco che si apre davanti ai vostri occhi un meraviglioso belvedere a 360° sull’abitato. Si notano immediatamente l’armonia e l’ordine maniacale con cui sono state disposte le case per un effetto visivo ipnotico e appagante. In effetti non è un caso che quelle casette tutte uguali siano state collocate in modo allineato ed equispaziato. Si tratta infatti del progetto di Silvio Crespi, subentrato al padre Cristoforo nella direzione della fabbrica di cotone a pochi anni dalla sua messa in funzione, di cui vi racconteremo a breve. Altri elementi a cui dovrete prestare attenzione sono: il cotonificio, sulla destra e lungo tutta l’estensione del villaggio, riconoscibile grazie alle alte ciminiere e la tipica struttura a capannoni, i 3 palazzotti e in secondo piano il castello; alle vostre spalle due palazzi identici che sovrastano il villaggio dall’alto (le case rispettivamente del medico e del cappellano), davanti a voi una moltitudine di casette e altri edifici; in fondo le villette e in ultimo il cimitero.

Hisilicon Balong

Da questa vista d’insieme si può notare che il villaggio è volutamente diviso in 3 importanti aree: la zona residenziale, dove trovano spazio le casette degli operai, i villini dei capireparto e le ville dei dirigenti, la zona lavorativa con la fabbrica, i palazzotti e il castello padronale, e a separare le due realtà, nella parte centrale dell’abitato si trova l’area dei servizi pubblici come la chiesa, il lavatoio, il dopolavoro, la scuola, il teatro, l’albergo, l’ospedale, i bagni pubblici, i vigili del fuoco e più in là il cimitero.

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Ora potete tornare su via Crespi e iniziare la visita al villaggio da corso Manzoni.

I palazzotti, le prime abitazioni che si incontrano entrando a Crespi d’Adda, sono stati i primi edifici ad essere edificati nel villaggio, serviva infatti portare rapidamente forza lavoro per avviare l’attività della fabbrica e qui potevano trovare alloggio numerose famiglie.

Il castello, un’architettura del passato con dettagli e finiture moderne, che spicca alle spalle dei palazzotti, era la dimora estiva della famiglia Crespi. Una tale sontuosità a rimarcare il ruolo padronale e il potere economico della famiglia: il villaggio infatti esiste grazie ai Crespi e sono loro che ne muovono le fila, quasi come un neo-feudalesimo.

Il cotonificio, cuore pulsante del villaggio, è stato edificato a partire dal 1876 per volontà di Cristoforo Benigno Crespi e inaugurato nel luglio del 1878 da allora si è espanso sempre più fino a raggiungere la ragguardevole cifra di 4000 dipendenti, fino al suo lento declino e dismissione, avvenuta nel 2005.

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Dopo i primi anni di attività della fabbrica, Silvio Crespi sentì la necessità di migliorare la qualità della vita degli operai, pensando che questo benessere generale potesse ripercuotersi sull’armonia e la produttività del lavoro nel cotonificio e così diede il via alla costruzione di casette uni o bifamiliari, ben distanziate, con piccoli giardini e separate le une dalle altre da recinzioni, in questo modo venivano minimizzate le fonti di disturbo e le liti tra gli operai e le loro famiglie.

Arrivati all’altezza di via Vittorio Emanuele II svoltate a sinistra per ammirare il cuore del villaggio e proseguite su viale Mazzini.

Le case degli operai, semplici, essenziali, a base quadra, con un piccolo giardino e recinzioni basse (ricavate dai materiali di scarto degli imballaggi del cotone grezzo che giungeva nella fabbrica), venivano assegnate alla famiglia dell’operaio al momento dell’assunzione e potevano essere revocate una volta cessato il rapporto di lavoro. Nel 1929, su volontà di Silvio Crespi, le case subirono un intervento di ammodernamento con l’introduzione del bagno (il parallelepipedo esterno al perimetro delle mura, ben visibile nella parte posteriore di ogni casa), allo scopo di migliorare l’igiene e la privacy degli abitanti del villaggio. La manutenzione delle case era completamente a carico della fabbrica, in modo che una volta rincasato l’operaio potesse godersi il riposo e il tempo libero con i proprio cari senza avere altre preoccupazioni.

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Le villette dei capireparto, si incontrano percorrendo via Mazzini, all’altezza di via Fiume; esse rappresentano nella disposizione delle abitazioni il punto di congiunzione tra le casette e le ville, allo stesso modo in cui i capireparto mediano nella vita della fabbrica tra gli operai e i dirigenti . Si tratta di 4 case a pianta asimmetrica disposte attorno ad un giardino, destinate ad essere abitate da 3 famiglie ciascuna, con ingressi indipendenti rialzati, balconcini e decorazioni sottotetto.

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In fondo a viale Mazzini, appartate dal resto del villaggio in una posizione privilegiata lontana dalla fabbrica e dalle casette degli operai, sorgono le 9 ville dei dirigenti, abitazioni di più piani realizzate con finiture e materiali di pregio, tutte diverse tra loro (per stile, pianta e decorazioni) e immerse in giardini ricchi di alberi e siepi. Ogni villa era destinata ad ospitare una sola famiglia e al loro interno poteva trovare spazio anche il personale di servizio, questo a sottolineare la posizione gerarchica di rilievo di cui godevano i dirigenti.

Per poter ammirare tutte le ville seguite un percorso circolare da piazza Piemonte lungo via Filzi, via Oberdan e via Battisti per poi tornare sullo stradone della fabbrica tramite via Trieste.

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E’ qui, sul lato opposto al villaggio, che tutte le strade confluiscono su un unico grande viale incorniciato da cipressi, che conduce al cimitero. L’imponente mausoleo della famiglia Crespi si erge e domina l’intero complesso tombale; al centro del cimitero trovano spazio le lapidi semplici, tutte allineate ed equispaziate, delle persone sepolte a carico della fabbrica, in particolare in prima linea quelle dei bambini morti dopo solo pochi mesi di vita; lungo il perimetro esterno le lapidi un po’ più rifinite di chi sceglieva di sostenere il funerale a spese proprie.

Ora potete tornare indietro, zigzagando tra le vie e le abitazioni per prestare attenzione a tutti gli edifici pubblici e alle bellissime decorazioni dei giardini di ogni singola casa e ammirare il modo in cui la comunità crespese di oggi, discendente dalle famiglie di chi lavorava in fabbrica, continui a prendersi cura e a valorizzare questo piccolo gioiello architettonico unico nel suo genere.

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Passeggiare per Crespi d’Adda è un po’ come fare un tuffo nel passato e rivivere l’ambiziosa visione ideale della città industriale che la famiglia Crespi aveva cercato nel corso degli anni di concretizzare. In questo suo progetto Silvio Crespi perseguiva l’ideale di intesa e armonia tra il datore di lavoro e l’impiegato perché soltanto la mutua complicità avrebbe portato al benessere di entrambi. Questo giustifica i numerosi interventi di ammodernamento delle case e l’introduzione di nuovi servizi ed edifici pubblici per la comodità e lo svago dei cittadini. Passeggiare per Crespi d’Adda consapevoli di quello che è stato il suo glorioso passato vi cambierà completamente la cognizione che avrete di questo piccolo centro abitato.

A presto

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