NUOVA CALEDONIA – Isola dei Pini, alla scoperta di un paradiso tropicale dimenticato

Una piccola isola del Pacifico che da un’estremo all’altro misura appena 19 chilometri, ma che fa tanto parlare di sé per la bellezza delle sue baie, i colori delle acque e la grande tranquillità che si respira. La piccola Kunié venne scoperta nel 1774 da James Cook e ribattezzata con l’odierno nome “Ile des Pins” […]

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Una piccola isola del Pacifico che da un’estremo all’altro misura appena 19 chilometri, ma che fa tanto parlare di sé per la bellezza delle sue baie, i colori delle acque e la grande tranquillità che si respira. La piccola Kunié venne scoperta nel 1774 da James Cook e ribattezzata con l’odierno nome “Ile des Pins” per via della particolare vegetazione che ancora oggi la ricopre, composta in prevalenza da alti e slanciati pini colonna. Abbiamo inserito una tappa di pochi giorni in quest’isola perché avevamo letto molto sul suo conto e le nostre aspettative erano davvero alte. Al termine del nostro soggiorno non abbiamo potuto far altro che constatare che quest’isola è davvero il paradiso! Complici le bellissime giornate di sole che hanno imperversato durante la nostra permanenza abbiamo potuto catturare immagini dai colori straordinari, stenterete a credere ai vostri occhi, ma non c’è inganno, l’Isola dei Pini è davvero uno degli ultimi paradisi rimasti ancora incontaminati sul nostro pianeta.

L’Isola dei Pini può essere raggiunta soltanto da Nouméa con circa 2 ore e mezza di navigazione oppure con un volo interno della durata di 30 minuti servito dalla Air Caledonie (con partenza dal piccolo Aerodromo di Magenta). Il volo ha il vantaggio di svelare in tutta la sua bellezza la laguna sottostante. La frequenza dei voli permetterebbe anche di visitare l’isola in giornata, ma lo sconsigliamo: concedetevi almeno 3-4 giorni di permanenza per esplorarla completamente ma soprattutto per godervela.

Andiamo a scoprire insieme le principali attrazioni dell’isola.

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Baia d’Oro

E’ considerata la baia più bella dell’isola e per visitarla bisogna fare ingresso nella proprietà del resort di lusso Le Méridien (varcando il bellissimo Ponte d’Oro e dirigendosi a sinistra, costeggiando il canale di acqua salata). Lo spettacolo è mozzafiato, uno scenario in continua trasformazione, che cambia sembianze a seconda delle maree e dell’incidenza dei raggi solari, ma in qualsiasi condizione vediate questo posto rimarrete semplicemente incantati. Le sue acque brillano di mille scintillii dorati, soprattutto durante la bassa marea, e in lontananza diventano di un turchese intensissimo.

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Al ritirarsi del mare vi stupirete nel vedere quante conchiglie e paguri riuscirete a contare attorno a voi e vi renderete conto di quanto questo posto sia ancora genuino e incontaminato.

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Il fondale è sabbioso e piatto per almeno un centinaio di metri dalla riva, mentre diventa roccioso al centro della baia (motivo per cui con la bassa marea non è permesso il noleggio di tavole e canoe al gazebo delle attrezzature dell’hotel). Proprio in questo punto in cui l’acqua risulta più azzurra e profonda saranno possibili gli avvistamenti di tartarughe marine.

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Piscine Naturali

E’ la principale attrattiva dell’isola, chiunque arrivi fin qui non può esimersi da una sosta in questo piccolo Eden della Nuova Caledonia. Si tratta di un’insenatura riparata dal mare aperto, in cui il fondale spiovente crea una conca centrale più profonda dove l’acqua diventa subito di un turchese intensissimo, dando proprio l’idea di entrare in una piscina. L’acqua è limpida e calma, il fondale è ricco di coralli e i pesci che vi penetrano nei momenti di alta marea ne rimangono intrappolati una volta che questa si ritira.

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La gran quantità di specie presenti e l’assenza di correnti lo rendono pertanto il luogo ideale per praticare lo snorkeling. Vi suggeriamo di visitarle al mattino presto sia per scongiurare il “sovraffollamento” dei turisti sia per godere del posto nel momento di alta marea che oltre ad essere più suggestivo vi permetterà di avere l’esclusiva curiosità dei pesci tutta per voi (eh sì, si affolleranno intorno alle vostre caviglie e vi seguiranno nei vostri spostamenti in acqua laddove più tardi l’acqua non ci sarà più!). Tutt’attorno alle piscine una foresta di altissimi pini colonnari renderà ancora più suggestivo e di impatto il panorama. Le Piscine Naturali si possono raggiungere seguendo il sentiero nella vegetazione lungo il fiume di acqua salata che parte da Le Méridien (varcate il Ponte d’Oro e poi subito a destra, proseguite per circa 15 minuti). Prestate attenzione perché vi troverete a camminare in mezzo alle radici degli alberi che affiorano dal suolo, dovrete scavalcare tronchi e talvolta mettere anche i piedi in acqua. Se il livello della marea lo permette potrebbe essere più comodo camminare direttamente in acqua (cosa che abbiamo appunto fatto a ritorno, imbattendoci in una gran quantità di granchi violinisti).

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Baia di Kuto

Ci spostiamo ora nella parte opposta dell’isola. E’ una baia che colpisce immediatamente per l’intensità del colore turchese delle sue acque, se ne rimane accecati non appena dalla strada la si scorge attraverso le palme (noi arrivavamo dall’entroterra in bicicletta e siamo letteralmente saltanti giù dal sellino quando ce la siamo trovata davanti).

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La sabbia è realmente bianca e finissima come tutti dicono, ma abbiamo notato subito che qui il mare risulta un po’ più ondoso, un po’ per la diversa esposizione ai venti di questa parte dell’isola, un po’ perché la riva non è del tutto piatta e le onde arrivano infrangendosi. Si tratta in generale di una baia tranquilla, adatta a prendere il sole sulla sua ampia spiaggia e fare il bagno. E’ anche la baia più frequentata dell’isola, infatti vi sono i pontili per le navi provenienti da Nouméa e la quasi totalità delle imbarcazioni turistiche sono attraccate qui. Può essere raggiunta comodamente in auto perché confina direttamente con la strada costiera e non richiede il passaggio attraverso sentieri angusti.

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Baia di Kanumera

E’ separata dalla baia di Kuto da un promontorio costituito da una sottile lingua di terra. Sfumature verdi e azzurre caratterizzano le sue acque calme e la spiaggia ricoperta di palme è piuttosto selvaggia e poco frequentata, nonostante in quest’area si concentrino la maggior parte delle strutture ricettive dell’isola.

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Rispetto alla baia di Kuto è più adatta allo snorkeling in quanto sono presenti delle formazioni di corallo a poca distanza dalla riva. L’elemento distintivo di questa baia è l’enorme roccia che affiora dall’acqua, ormai completamente ricoperta dalla vegetazione, che la fa sembrare una piccola isola. Per i locali questa è considerata un elemento sacro ed è fatto divieto di salirci sopra, limitatevi quindi a circumnavigarla a nuoto, ammirando i pesci che vi nuotano attorno e che trovano riparo tra le sue insenature.

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Vao

E’ l’unico vero centro abitato dell’isola. Si tratta comunque di un villaggio, con poche case circondate ciascuna dal proprio orto/giardino, vi sono dei piccoli market, una chiesa, le scuole, un bar/ristorante e perfino un centro di informazioni turistiche.

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Tuttavia i servizi che potrete trovare sono davvero quelli di prima necessità, non è assolutamente un posto occidentalizzato e pensato per i turisti e nonostante le indicazioni degli abitanti, è difficile anche distinguere una casa da un negozietto di alimentari. Abbiamo notato che la gente del posto è estremamente cordiale, se può aiutare è ben lieta di farlo.

 

Monumento a Saint Maurice

Vi si accede da Vao, imboccando la strada che dal centro di informazioni turistiche conduce al mare. Qui troverete una location eccezionale per le vostre foto ricordo: una serie di espressioni di arte melanesiana (di cui troverete altre tracce soltanto nei musei o nelle proprietà private), che si staglia sullo sfondo incredibile del mare della Nuova Caledonia, dalle mille sfumature e i colori brillanti.

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Si tratta di un monumento unico nel suo genere, in cui l’arte e la cultura locale (che trova la sua massima espressione nella scultura) si fondono con quella coloniale: al centro vi è infatti la statua di Saint Maurice, che venne portata qui dai primi coloni, recintata da una serie di totem lignei raffiguranti i volti degli avi defunti che si pensa proteggano le comunità dagli spiriti maligni e dalle negatività (provate a fare attenzione e noterete che ogni volto scolpito presenta lineamenti differenti dagli altri, questo perché vengono fedelmente riprodotti alcuni dei tratti somatici del viso).

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Successivamente il basamento della statua è  stato trasformato in un elemento commemorativo ai caduti di guerra. La baia antistante è sconfinata (scorgerete chilometri di spiaggia deserta a perdita d’occhio) ed è caratterizzata da acque tranquille in cui fermarsi per un bagno rinfrescante, dove se sarete fortunati potrete imbattervi in qualche pescatore intento a lanciare le sue reti per portare la cena in tavola. Questo lascia pensare quanto su quest’isola l’uomo sia in armonia con l’ambiente circostante, nutrendosi di ciò che la natura offre, senza sfruttarla, rispettandola.

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Baia d’Upi

Si tratta di una baia spettacolare, che può essere apprezzata in tutta la sua bellezza tramite un breve tour in piroga a bilanciere (l’imbarcazione tipica della Nuova Caledonia, che troverete soltanto qui) attraverso gli enormi massi che affiorano dal mare. In alcuni punti l’acqua è talmente limpida e immobile che lascia intravedere il fondale quasi come se si stesse guardando attraverso il vetro di un acquario.

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Avanzando con la navigazione e dirigendosi verso la parte centrale della baia il mare diventa più profondo, la superficie si increspa di onde e i colori dell’acqua diventano particolarmente accesi. Le piroghe si incrociano, si appaiano, si superano, seguono traiettorie diverse attorno ai massi. Ad un certo punto, risalendo lungo la baia d’Upi, i colori si attenuano sempre di più fino a svelare delle incantevoli spiagge di sabbia bianca, che saranno il punto d’attracco per la discesa degli ospiti che come noi avranno scelto di risparmiare sulla quota del ritorno.

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Da lì infatti come novelli esploratori si possono imboccare i sentieri nella vegetazione, tra liane, palme da cocco, alberi secolari e radici enormi dalle forme curiose, per raggiungere la baia d’Oro (in circa 50 minuti di cammino).

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Oltre a queste attrazioni vogliamo segnalare inoltre la possibilità di visitare la grotta di Oumagne (o della Regina Hortense) nella parte nord dell’isola, non distante dall’aerodromo, famosa per la bellezza della natura che la circonda e per le millenarie stalattiti. Un altro sito storico degno di interesse, ormai abbandonato e in pasto alla vegetazione che lo sta lentamente inghiottendo, è il carcere penitenziario di Ouro. Sembra infatti che nel 1864 l’isola divenne una colonia penitenziaria per gli oppositori politici francesi, ma a quanto pare dopo aver scontato la loro pena molti di questi scelsero di non tornare più in patria…come biasimarli?!

E’ difficile credere che esistano ancora dei luoghi talmente belli ma ancora sconosciuti allo sfruttamento indiscriminato dell’uomo. Sarà la sua posizione scomoda da raggiungere che comporta costi di viaggio importanti, sarà che è un puntino appena visibile sulle mappe, sarà che è un posto di cui si parla ancora poco e di cui la maggior parte della gente ignora l’esistenza, fatto sta che la Nuova Caledonia sta preservando gelosamente la bellezza delle sue isole e il loro animo selvaggio. L’Isola dei Pini è una meta per chi ha bisogno di sentire il contatto con la natura, di vivere secondo i ritmi naturali della luce del sole, di evadere dal caos: non ci sono locali per bere o ballare alla sera, non ci sono luoghi strumentalizzati dall’uomo, non c’è sfruttamento del turismo. La popolazione è generosa e ospitale, le principali attrazioni sono tutte gratuite, le spiagge sono sterminate e completamente accessibili. Se arriverete qui con questa consapevolezza e con la necessità di vivere un’esperienza diversa dal solito, vi porterete a casa uno dei più bei ricordi di viaggio della vostra vita.

A presto

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